n8n ha un piano gratuito che copre la maggior parte dei casi d’uso di chi inizia. Il salto a pagamento conviene quando i workflow attivi superano una soglia critica, quando hai bisogno di esecuzioni parallele o quando non vuoi occuparti del server. La scelta non è mai sul piano più economico: è su quanto ti costa gestire quello che hai.
Il pricing di n8n è strutturato in due direzioni: cloud gestito da loro, oppure self-hosted su un tuo server. Ogni direzione ha logiche di costo completamente diverse. Chi arriva dal mondo Make o Zapier si aspetta un conteggio di operazioni. n8n non funziona così: si paga per workflow attivi e, nei piani cloud, per esecuzioni mensili. Questa guida copre i piani attuali, la logica per scegliere, e i costi nascosti che non trovi nella pagina ufficiale.

Come funziona il pricing di n8n: cloud vs self-hosted
n8n separa nettamente due modelli. Con il cloud paghi per un servizio gestito: aggiornamenti, uptime, storage, tutto incluso. Con il self-hosted paghi l’infrastruttura, non la licenza — perché n8n è open source e puoi installarlo su qualsiasi VPS senza toccare un piano a pagamento.
Questa distinzione cambia tutto il calcolo economico. Un VPS da 10-20€ al mese può reggere decine di workflow se i volumi sono gestibili. Ma quel VPS lo devi configurare, aggiornare, monitorare. Se non hai nessuno che lo fa, il risparmio apparente si trasforma in un debito tecnico che prima o poi paga qualcun altro.
Il self-hosted non è gratis: è gratis di licenza. Il costo reale è il tempo di chi lo gestisce.
I piani cloud attuali
Al momento n8n offre tre piani cloud principali. I prezzi indicati sono quelli pubblici sulla pagina pricing ufficiale di n8n, da verificare sempre perché vengono aggiornati.
Starter: intorno ai 20€/mese (fatturazione annuale). Include 2.500 esecuzioni al mese e 5 workflow attivi. È il piano pensato per chi vuole testare senza gestire un server.
Pro: intorno ai 50€/mese. Esecuzioni mensili più alte, workflow attivi in numero maggiore, variabili d’ambiente, log di esecuzione estesi. È il piano dove finisce chi scala rapidamente.
Enterprise: prezzo su richiesta. SSO, permessi granulari, SLA, supporto dedicato. Pensato per team o per chi ha requisiti di compliance.
Il piano self-hosted
La versione open source di n8n non ha limiti di workflow o di esecuzioni. Puoi installarlo su un VPS, su Docker, su un Raspberry Pi — la licenza è gratuita per uso interno. Il vincolo entra solo se vuoi offrire n8n come servizio a terzi: lì la licenza commerciale è necessaria e va negoziata con il team.
Per capire di più su come funziona lo strumento in profondità prima di scegliere il piano, la guida completa a n8n in italiano copre l’architettura di base e i concetti chiave.
n8n pricing a confronto con Make e Zapier
Make conta le operazioni — ogni step di ogni scenario è un’operazione. Zapier conta i task. n8n conta le esecuzioni di workflow: un workflow che fa 50 step conta come una sola esecuzione. Questa differenza è sostanziale se i tuoi flow sono complessi.
Con Make a 9€/mese hai 10.000 operazioni. Se un tuo scenario ha 20 step e gira 500 volte al mese, consumi 10.000 operazioni — esaurito. Lo stesso workflow su n8n Starter conta 500 esecuzioni su 2.500 disponibili. Il risparmio reale dipende dalla complessità dei tuoi flow, non dal prezzo di copertina.
Zapier è storicamente più caro a parità di volumi. Il suo vantaggio è l’ecosistema di integrazioni native e la semplicità per chi non vuole toccare JSON o webhook. Se stai valutando Make, trovi un confronto dettagliato nella guida a Make.com in italiano.

Quando il piano gratuito (self-hosted) basta davvero
Se hai già un server o sai usare Docker, il self-hosted copre praticamente tutto quello di cui ha bisogno un’agenzia o un infobusiness sotto i 100 workflow attivi. Non c’è un limite artificiale sulle esecuzioni. Non c’è un contatore che si svuota a metà mese.
Il self-hosted regge finché hai una persona che sa cosa sta girando sul server. Quando quella persona non c’è — o non vuoi che il business dipenda dalla sua disponibilità — il cloud diventa razionale, non uno spreco.
Tre segnali che il self-hosted sta diventando un problema: i workflow si fermano e te ne accorgi ore dopo; gli aggiornamenti di n8n restano indietro di mesi perché nessuno li pianifica; l’accesso al server è in mano a una sola persona. Un’automazione che si rompe in silenzio su un server non monitorato è peggio di un’automazione che non esiste.
Cosa serve davvero per il self-hosted
Un VPS con almeno 2GB di RAM regge n8n senza problemi per volumi medi. Docker è il modo più pulito per installarlo — la documentazione ufficiale sull’hosting copre tutte le opzioni. Aggiungi un reverse proxy (Nginx o Caddy), un certificato SSL, e un sistema di backup del database. Questo è il minimo che chiamo «guardie»: senza, stai eseguendo in produzione su fiducia.
Quando conviene passare al piano cloud a pagamento
Il cloud a pagamento conviene in quattro situazioni precise. Prima: non hai nessuno che gestisce l’infrastruttura e non vuoi imparare. Seconda: il business non può permettersi downtime non pianificati. Terza: hai bisogno dei log storici per fare debug su esecuzioni passate — il self-hosted base li perde dopo un certo numero di run. Quarta: il team è più di una persona e servono permessi granulari su chi può modificare cosa.
Il passaggio al Pro da Starter ha senso quando superi i 5 workflow attivi in produzione o quando le 2.500 esecuzioni mensili si esauriscono prima della fine del mese. Non aspettare di essere bloccato per fare la valutazione: falla quando sei all’80% del limite, non al 100%.
Un’automazione che si ferma perché hai finito le esecuzioni disponibili produce lo stesso danno di un’automazione rotta — con la differenza che questa volta l’errore era prevedibile.
Il calcolo reale del costo cloud
Prendi il piano Pro a ~50€/mese. Confrontalo con il costo di un VPS (15€/mese) più il tempo di gestione. Se il responsabile tecnico costa 40€/ora e dedica anche solo 2 ore al mese al server — aggiornamenti, monitoring, debug — sei già a 95€ equivalenti, quasi il doppio del cloud. Questa non è una giustificazione al cloud a tutti i costi: è il calcolo che va fatto ogni volta, non saltato.
Per chi gestisce un’agenzia e vuole capire dove l’automazione porta leva reale prima di scegliere lo stack, la guida su come automatizzare un’agenzia senza assumere dà il quadro strategico.
I costi che non trovi nella pagina pricing di n8n
Il prezzo del piano è solo il costo visibile. I costi nascosti nei workflow di produzione sono quattro.
Le credenziali API dei servizi terzi: n8n non paga le API di OpenAI, Google, Airtable o qualsiasi altro tool che integri. Ogni chiamata a un LLM ha un costo che scala con i volumi e che devi monitorare separatamente.
Il monitoring: sul cloud hai i log nativi, ma non hai alerting automatico se un workflow fallisce senza che tu lo noti. Sul self-hosted questo lo costruisci da zero. Un workflow che fallisce in silenzio per tre giorni non è un problema tecnico — è un problema di processo che hai scelto di non presidiare.
La migrazione: se parti su self-hosted e decidi di passare al cloud, i workflow si esportano in JSON e si reimportano. Le credenziali no — vanno reconfigurate manualmente su ogni nodo. Con 30 workflow attivi, questo lavoro vale qualche ora. Calcolala prima, non dopo.
Il tempo di build: n8n richiede più competenza tecnica di Make per costruire flow complessi. Se stai imparando adesso, metti in conto un costo di apprendimento che non è sul pricing page. Per capire se n8n è lo strumento giusto per il tuo livello, l’articolo su cos’è n8n e come funziona è il punto di partenza corretto.
Come scegliere il piano giusto: la logica in tre passi
Primo: conta i workflow attivi che hai oggi e stima quelli dei prossimi 6 mesi. Non i workflow che vuoi costruire — quelli in produzione, che girano davvero.
Secondo: valuta chi gestisce il server. Se la risposta è «nessuno in modo strutturato», il cloud a pagamento non è un extra — è il costo reale del servizio che stai già consumando senza pagarlo, e prima o poi lo paghi in downtime.
Terzo: calcola le esecuzioni mensili reali. Prendi il workflow più frequente, moltiplicalo per le sue run mensili, poi fai lo stesso per tutti gli altri. Se sei sotto 2.500 esecuzioni e sotto 5 workflow attivi, lo Starter è sufficiente. Se sei già sopra, il Pro è il piano corretto — non un upgrade opzionale.
La scelta del piano è una decisione di processo, non di budget. Prima si capisce cosa gira in produzione, poi si sceglie dove farlo girare.
Domande frequenti
n8n è davvero gratuito?
La versione self-hosted è gratuita di licenza per uso interno. Paghi solo il server su cui la installi. Il cloud ha piani a pagamento che partono da circa 20€/mese. Non ci sono costi nascosti di licenza sul self-hosted, ma ci sono costi operativi di gestione dell’infrastruttura.
Qual è il limite del piano gratuito di n8n cloud?
n8n non ha un piano cloud gratuito permanente con workflow attivi illimitati. Le prove gratuite hanno una durata limitata. Il piano self-hosted open source non ha limiti di esecuzioni o workflow, ma richiede la gestione di un server proprio.
n8n o Make: quale conviene per chi ha flow complessi?
n8n conta esecuzioni di workflow, non singole operazioni. Se i tuoi flow hanno molti step, n8n è quasi sempre più conveniente a parità di volumi. Make conviene quando hai bisogno di molte integrazioni native pronte all’uso senza configurazione tecnica.
Posso migrare dal self-hosted al cloud senza perdere i workflow?
I workflow si esportano in JSON e si reimportano sul cloud senza problemi. Le credenziali dei servizi terzi vanno riconfigurate manualmente su ogni nodo. Con pochi workflow il lavoro è rapido; con decine di integrazioni attive, metti in conto qualche ora di lavoro tecnico.


